| ARCANAE
LEGIONIS
Questo gruppo
nasce come progetto individuale di Loitan dei Disasters, il quale
nel cd suona tutti gli strumenti mentre la voce è affidata al buon
Daevon. La formazione nasce nel 1995 con altri strumentisti e dal
1999 il progetto è completamente nelle mani di Loitan. La qualità
della registrazione discreta, soprattutto perchè tutti gli
strumenti sono ben presenti e la batteria ha dei suoni decenti. I
brani appaiono ben suonati e ben composti. Il demoCD si apre con
"Castle Hymn" brano che salvo l'intro, appare tipicamente
black metal. L'assolo di questa traccia è molto melodico e
tipicamente heavy, varie venature heavy tra l'altro si riscontrano
anche in altri riffs del cd. "Hymn To The Wood" inizia con
un bel riff acustico, nel quale ben si inserisce una parte solista
molto azzeccata; la canzone poi sfocia in una serie di riff distorti
e rapidi che vengono intervallati da altri più acustici tristi e
melodici. L'alternanza va avanti fino alla fine della canzone che
appare misteriosa e molto intima nel suo complesso. Il terzo brano
si intitola "Immane Barathrum Abbissy", si apre con il
solito tappettone di chitarre unisone per poi seguire una struttura
molto lineare e ben collaudata. La quarta traccia è la peggiore del
disco per via di un riff portante che è strutturalmente e
armonicamente meglio adatto ad un pezzo punk che ad uno black metal!
Per il resto la canzone segue salvo il suddetto riff, la struttura e
la linea delle altre. Verso la metà del brano le chitarre si libero
ancora una volta della distorsione e impostano un fraseggio che ha
molto degli arpeggi suonati da gruppi deathmelodici svedesi. Una
volta riaccesa la distorsione il brano ripete fino a sfumare
chiudendo questo brano. Dopo il classico pezzo black qual'è Obscure
Victory, l'ultima traccia è una cover dei DarkThrone che a parte
l'esecuzione discreta presenta una distorsione diversa e un mixing
sicuramente migliore. Il progetto è sicuramente interessante e ben
suonato, molto diverso dai più recenti lavori fatti da Loitan nei
Disasters
DISASTERS
La prima traccia
"Armageddon" nel complesso ha un'andatura sempre
cadenzata, il difetto sta nell'eccessiva lunghezza e ripetitività
dei cambi. I suoni delle chitarre appaiono non graffianti ma
particolarmente cupi, adeguatissimi a mio avviso; compaiono nelle
parti più melodiche anche delle efficaci tastiere. Il secondo brano
nonchè titletrack, inizia con un arpeggio troppo simile a The Call
Of Chtulu dei Metallica, il resto della canzone continua con la
solita melodicità che caratterizza tutto il cd, con riff classici e
cavalcanti. Il terzo brano si intitola "Per Noi" è
uno strano mix di elementi black-thrash e risulta una personale (e
comica) revisitazione di "Per Elisa" di Beethoven. A
discapito del titolo, non presenta nessuna parte cantata ne in
italiano ne in nessuna lingua! Segue "The Revenge Of The Great
Emperor" che mixa sempre arpeggi classici a parti distorte. La
canzone appare inizialmente una sorta di ballads, con chitarre
melodiche lente e armonizzate rinforzate dalla presenza appena
udibile di una tastiera, scelta azzeccatissima; una piccola opera
che unisce una lunga serie di riff. Dopo l'intro un piccolo pezzo di
basso introduce quella che è la canzone vera e propria, abbastanza
diversa melodicamente dall'intro stesso. Anche qua si sentono
inserimenti di tastiera sotto dei lenti riff cavalcati e ciò rende
la canzone un po originale. La cosa meglio riuscita ai Disasters è
di saper fondere il black con altri generi e partiture melodiche che
non sono molto adottate black in generale. Etichettare come black
questa fase della vita del gruppo è sicuramente riduttivo perchè
si notano chiaramente influenze GOTHIC e DOOM di chiarissima matrice
italiana. Questo può piacere o meno, a seconda dei gusti... i riff
possono sembrare originalissimi oppure addiritura fuori tema o fuori
genere a seconda di chi li ascolta. Non aspettatevi certametne un
disco aggressivo ed estremo, tutt'altro risulta essere un mix di
heavy-goth-doom-black metal. L'ascolto è consigliato a tutti e il
giudizio su questo disco è assolutamente soggettivo, ma per la
varietà dei brani e la loro apertura melodica è adatto ai più
disparati e curiosi ascoltatori.
SKAZZIO |